IL SEME DELLE COMMUNITY ONLINE: conversare in rete per avviare un dibattito che produca cambiamenti nella vita quotidiana si può fare anche a Genova?

la svolta arrivò quando iniziarono a nascere i primi forum telematici. La prima, vera, forma di social networking, di comunità online. Imparai non solo ad usarli ma anche ad installarli, a creare le mie piccole comunità. Il primo grande esperimento fu all’epoca dei “Girotondi” di Nanni Moretti, nel 2002. Diedi una mano a mio padre, attivista del movimento, a mettere in piedi due siti. Si chiamavano manipulite.it e centomovimenti.it.

Quei siti, con notizie, mappe, newsletter e forum, divennero un punto di riferimento per centinaia di migliaia di persone. Senza accorgercene, con il Web e con una micro-redazione nata in un paesino della Calabria, contribuimmo in maniera determinante ad auto-organizzare e portare in piazza 40mila persone al Palavobis di Milano e poi addirittura un milione a Piazza San Giovanni. Avevo fatto una cosa epocale e neanche lo sapevo.” – Aldo Pecora, fondatore di “Ammazzateci Tutti” il movimento anti-‘ndrangheta sorto su iniziativa spontanea dei giovani di Locri. Tratto da chefuturo.it

Ci sono molte persone che hanno iniziato ad usare internet radunandosi attorno ad un idea, un interesse o ad un evento della vita che li accomuna ben prima della nascita dei Social Network… alcuni ho la fortuna di conoscerli personalmente ed almeno in un caso ho dato il mio personale contributo alla nascita di una di queste iniziative pre-social network.

Ciò che unisce le community online a cui mi sto riferendo è un’idea comune attorno a cui creare condivisione, ma in ogni caso è sempre importante avere la propensione a considerare chi ti sta parlando dall’altra parte dello schermo con rispetto anche se dice cose che non condividi.

Impostare una conversazione su internet partendo dalla fiducia che chi stà dall’altra parte vuole avere con te un confronto costruttivo è elemento fondamentale per far partire conversazioni online fatte da persone che poi in alcuni casi, non in tutti ovviamente, producano cambiamento.

A farsi un’idea negativa del proprio interlocutore c’è sempre tempo, prima o poi i nodi vengono al pettine! :-)

… e a Genova è possibile conversare in rete rispettando questo semplice e basilare assunto?

Sono partito citando Aldo Pecora non perché penso che a Genova ci sia bisogno di un’iniziativa come quella, ma solo perché credo che non ci sia nulla di meglio che la forza di un esempio così estremo per provare a dire che si può partire con cose di gran lunga più semplici.

Il problema è che a Genova, per la mia personalissima esperienza, manca quel semplice e basilare requisito necessario per avviare qualsiasi conversazione in rete su temi anche non particolarmente complessi. E manca in ogni ambito …

Manca nelle istituzioni, manca nella cultura, manca nei media locali, manca nella politica, manca nell’associazionismo, ma manca soprattutto nelle persone. Non è che non esista nella mia città, non sto dicendo questo, il problema è che i buoni semi sono (quasi) sempre schiacciati da querce secolari che magari usano i nuovi media e si dicono innovativi, ma poi, quando si tratta di far passare la propria linea vanno giù di VECCHIO ed il rispetto spesso è un optional. Se questo accade però un po è anche colpa degli stessi genovesi!

I genovesi sono arroccati nei loro orti, pronti a mugugnare (mai a criticare costruttivamente), diffidenti col nuovo, quasi tutti! In questo contesto le querce secolari sono pur sempre genovesi, solo più influenti e spesso più potenti della media e questa ingombrante presenza oscura fin quasi a farle sparire le voci di cambiamento ogni volta che provano a nascere.

Allora, alla mia domanda: a Genova è possibile conversare in rete rispettando questo semplice e basilare assunto? RISPONDO: no, ma non smetterò di provarci finché vivrò in questa città!

P.S.: se la pensi come me dobbiamo assolutamente conoscerci! :-)