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cittadinanza digitale, collaborazione in rete, open source e tecnologia

Con Open Genova cosa ci guadagni? Provo a rispondere

In questi giorni in cui l’attività per Open Genova sta fisiologicamente calando, sia perché è da dicembre che ci stiamo lavorando assiduamente e sia perché la pausa estiva si avvicina, mi trovo a riordinare le idee ed a fare il punto della situazione.

Non ho potuto fare a meno di soffermarmi su una questione che ho l’impressione sempre più persone si stanno ponendo, non tutte apertamente: Perché sbattersi cosi tanto per una cosa che non porta nessun ritorno personale immediato? O per dirla in altri termini: ma cosa ci si guadagna con Open Genova?

Credo possa valere la pena dedicare un po di tempo per trattare e spero anche chiarire alcuni aspetti importanti sulle mie motivazioni personali!

Open Genova per come la vedo io, e spero sia una visone condivisa, è prima di tutto uno ecosistema virtuale (un giorno forse anche reale/fisico) lontano da ideologie ed imbarazzi partitici e lontano da interessi particolari in cui persone che hanno idee progettuali per migliorare il luogo in cui vivono posso incontrarsi e trovare terreno fertile. Questo ecosistema non ha un valore economico intrinseco, ma può avere un enorme valore sotto diversi aspetti.

Il primo accostamento che mi viene in mente per spiegare meglio questo ragionamento è la storia della nascita di Linux il sistema operativo Open Source.

Tralasciando i dettagli storici mi interessa dare evidenza al fatto che una sola persona in maniera totalmente gratuita ha dato il via ad un vero e proprio movimento di persone che da ogni parte del mondo hanno contribuito volontariamente allo sviluppo di un sistema operativo alternativo a quelli commerciali esistenti che è stato la base per tanti sviluppi importanti che si sono alternati nel corso degli anni. L’ultima e più famosa conseguenza di questa iniziativa è il popolare Android il sistema per dispositivi mobili che non credo nessuno avesse messo in conto all’inizio del lavoro.

Allo stesso modo credo che anche Open Genova con i dovuti distinguo possa portare un beneficio per la città cioè il posto in cui vivo e lavoro, dove cresce mio figlio e dove invecchiano i miei genitori senza necessariamente averne in cambio un ritorno economico diretto e soprattutto immediato.

Questa impostazione può far sorridere e far pensare ad una ingenuità quasi eccessiva se ci si pone le fatidiche domande: ma tu cosa ci guadagni? ma chi te lo fa fare? Eccetera eccetera.

Se però capovolgiamo il punto di osservazione e dilatiamo un po nel tempo in nostro campo visivo potremmo vedere un ecosistema già funzionante e quindi efficace dove le idee diventano progetti realizzati oppure un nuovo modo di porsi nei confronti dell’amministrazione più rispettoso ma critico in senso costruttivo che nel frattempo si è affermato inizia a dare i suoi frutti e magari potremmo accorgerci che Genova non muore più di tante altre città colpite dalla crisi generale, ma che i genovesi (anche quelli di adozione) hanno una gran voglia di vivere e di consegnare ai propri figli un posto pulito ed efficiente.

Già che capovolgiamo il ragionamento però vorrei farlo per bene: le persone che vorrebbero fare qualcosa per la città ammettono che ci sarebbe bisogno di un cambiamento in senso propositivo e spesso sono pronte a dare la propria disponibilità, ma poi quando qualcuno parte sul serio scattano un po di ragionamenti che li per li non ti aspetti e ti ritrovi molti che all’improvviso ti dicono: “Mah, mi ha detto il medico che ho le papille gustative interrotte, sì, poi ci ho un gomito che mi fa contatto col piede” (cit. Elio) e via di seguito scoprendo a proprie spese che un po è vero il detto: armiamoci e partite! 🙂

Vorrei fare qualcosa per la mia città si, ma… ma gratissss? Eh no, io ho le bollette da pagare – sacrosanto, io pure – e poi non voglio svilire il mio lavoro offrendo un contributo che non abbia un ritorno immediato – sto un po romanzando, ma non siamo troppo distanti dalla realtà – e poi … devo anche stare attento a non dare più di quanto potrei ricevere… non vorrei che il mio prossimo traesse più beneficio di me da ritorni non economici quindi … contagocce!

In parte chi ragiona in questi termini non ha torto, nel senso che occorre progettare un ecosistema in cui sia percepito un reale vantaggio per tutti, se ci si accorge che alla fine di un lavoro in comune si avvantaggia soltanto una parte o peggio una sola persona è normale fare un passo indietro, ma questo è un problema di progettazione che hanno tutti gli ambienti collaborativi non solo virtuali.

Nel caso specifico di Open Genova mi sento di dire che se pur con qualche errore attribuibile all’ inesperienza ed alla sperimentazione si sta facendo tutto il possibile per rendere il sistema un vantaggio per tutti, in particolare più contribuisci alla sua crescita e più ne trai vantaggio. Questo è uno dei principi su cui si fonda la progettazione della nostra community ed è anche per questo che abbiamo costituito l’ Associazione che verrà presentata ufficialmente a settembre.

Per dirla in breve, se si vuole misurare l’impegno per Open Genova in termini di ritorno personale immediato certamente stiamo buttando via il nostro tempo, se si ha voglia di cambiare prospettiva ed aumentare in raggio di visualizzazione su un tempo più lungo, almeno qualche anno, allora il risultato cambia non di poco. Se alla fine le cose non dovessero comunque andare come si spera almeno potremo dire di averci provato e di non aver passato tutto il tempo al PC solo per mugugnare!

Spero con questo post di aver chiarito una volta per tutte le mie motivazioni riguardo al progetto Open Genova, se cosi non fosse resto a disposizione per ulteriori chiarimenti.

p.s.: ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale. Non esiste una persona che la pensa completamente come ho descritto qui. Ho fatto un mix di esperienze! 🙂

Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della partecipazione e dell'alfabetizzazione digitale. Contribuisco ai tavoli dell'open government italiano su temi come cittadinanza digitale, partecipazione ed open data. Il contatto diretto è quello che preferisco soprattutto quando si tratta di divulgazione e formazione digitale. Faccio il tifo per una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

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