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cittadinanza digitale, collaborazione in rete, open source e tecnologia

ELEZIONI PRESIDENZIALI AMERICANE: questa volta internet ha giocato un ruolo fondamentale… e in Italia?

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Barack Obama ha avuto dalla sua una massiccia ed incisiva campagna su web che gli ha permesso di conquistare più di due terzi dei voti degli elettori sotto i 30 anni.

Per la prima volta nella storia – come scrive Federico Rampini su Repubblica.itquesta generazione di cittadini americani ha “consumato” più informazioni su Internet che alla televisione.

Questo trionfo telematico non stupisce più di tanto se si considera che il neo presidente degli Stati Uniti ha goduto dell’appoggio di Eric Schmidt, nientemeno che il CEO di Google, suo consulente delle politiche inerenti alla tecnologia per tutta la campagna elettorale.

Sfortunatamente in Italia non è possibile azzardare analogie né per ciò che riguarda il Sogno Americano, i nostri leader non fanno certo sognare, né per ciò che riguarda l’uso della rete per far circolare le idee.

La politica da noi, a parte rare eccezioni, usa il web poco e male.

Secondo una ricerca del 2007 condotta dall’Università degli Studi di Udine sui siti web dei partiti italiani mancano gli strumenti d’interazione vera per fare proposte e per dialogare, alcuni hanno addirittura fatto la scelta di linkarsi a community esterne.

Il problema da risolvere nel nostro paese però non è quello di fare siti web che piacciono alla gente, né la mancanza di denaro per fare le cose – come scrive Luca de Biase sul suo Blogil primo vero problema da noi è culturale.

Mancano le idee, manca qualcuno che le sappia esporre partendo dalle esperienze e non dalle ideologie, manca soprattutto un metodo efficace per farle viaggiare e per condividerle con le persone.

Chissà se, dall’esperienza elettorale di Barack Obama a prescindere dalle opinioni personali sul neo presidente americano, non si riesca a trarne spunti positivi da applicare con qualche accorgimento anche qui da noi.

P.S.: ecco un curioso esempio di campagna elettorale sul web (da vedere 🙂 ) http://www.inews3.com
P.P.S.: la pagina ufficiale di Barack Obama su Facebook

Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della partecipazione e dell'alfabetizzazione digitale. Contribuisco ai tavoli dell'open government italiano su temi come cittadinanza digitale, partecipazione ed open data. Il contatto diretto è quello che preferisco soprattutto quando si tratta di divulgazione e formazione digitale. Faccio il tifo per una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

3 commenti

  1. Massimo Melica

    8th Nov 2008 - 15:28

    …e in Italia?

    credo che non possiamo attribuire la responsabilità alla classe dirigente.

    Comprendo che è un’affermazione molto forte ma, purtroppo, il nostro popolo elettorale (inteso come forza e massa determinante) non è in grado di cogliere un messaggio innovativo attraverso la Rete.

    I voti si ottengono con la distribuzione e gestione del potere, pertanto la base elettorale non presta attenzione ai progetti e alle ideologie ma alla sostanza dei guadagni.

    Gli esempi sono evidenti sotto gli occhi di tutti, allo stato occorre affidarsi a minime speranze di cambiamento piuttosto che a forti opportunità di crescita.

  2. Elio Del Biaggio

    10th Nov 2008 - 07:27

    Politica, Internet e disilussioni della vecchia Europa
    Il mondo politico, in Italia tanto quanto nella “vecchia Europa” – e personalmente la vedo da spettatore esterno (conoscendo però la realtà in Svizzera) – è un mondo tradizionalista, ancor troppo focalizzato sui giochi di potere, favori, favoritismi e preferenze, per ricambiare o magari per essere in grado di chiedere o ancora di pretendere. I politici europei, in generale, pensano ancora troppo e ritengono che Internet sia una sciocchezza e un luogo talmente banalizzato, dove non si trova la vera società e da dove non si raggiungono gli elettori, vedendolo un po con “la puzza sotto il naso”. Nulla di più errato, poiché non esiste niente di più vero e corripondente alla relatà sociale nella sua globalità, di Internet, non avendo influenze e non conoscendo imposizioni partitiche, non dovendo favori e piaceri, se non il solo aspetto legato ovviamente al “business”. Il politico europeo, in genere, se si avvicina a Internet, lo fa quasi con disgusto e perché “costretto”, per mostrare di esserci anche lui, almeno in campagna elettorale, per accapararsi le simtaie dei più giovani, e per poi scordarsi di averlo (addirittura spesso cancellandolo) una volta eletto, dimenticando e deludendo chi può semmai avergli erroneamente creduto e dato fiducia. Benvengano quindi le persone come il neoletto Presidente degli Stati Uniti, che almeno all’apparenza ragionano diversamente e capiscono l’importanza dei media e della comunicazione moderna, senza banalizzarla e senza relegarla a ruolo marginale.
    Certo, quando i politici europei si sveglieranno, speriamo che almeno prima si siano svegliati e siano stati eletti altri politici, di quelli veri e veramente vicini alla gente, che mantegono parole e promesse, senza che subito dopo le elezioni si volatilizzino come bit al Sole…

  3. Luigi Bertuzzi

    11th Nov 2008 - 08:15

    Mi sembra di leggere un’opportunità, nei recenti avvenimenti: quella di evitare che si faccia strada l’idea della ricerca di un Obama italiano, sostenuto dal popolo della rete.

    Proprio per i commenti che leggo qui e in Innovatori on the road, in particolare quello di Massimo Melica, punterei decisamente verso la possiblità di introdurre la nozione di Presidente virtuale e dell’approccio operativo, basato sulla creazione e gestione di comunità reali, che permetterebbe di assimilare il concetto, progressivamente.

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