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cittadinanza digitale, collaborazione in rete, open source e tecnologia

O la va o la spacca! I genovesi sono disposti a sostenere Open Genova?

Ogni volta che abbiamo lanciato un’iniziativa ci siamo sempre messi in gioco: rimappiamo la città, gli aperitivi tematici, Partecip@ e chi più ne ha più ne metta, ma mai come in questo caso l’esito sul risultato finale è stato così incerto come con #OGcrowdfunding.

L’anima ispiratrice del progetto Open Genova, che ormai da quasi 2 anni mi trovo a portare avanti insieme ad un ben assortito gruppo di lavoro, ha radici molto lontane. Per ripercorrere i passi compiuti fino a questo momento un blog personale è veramente utile soprattutto a me che ne sono l’autore.

Nel novembre del 2008 scrivevo un post dal titolo UNA RETE PER LA SOCIETA CIVILE: dalle origini di un’idea al senso di un’innovazione che per una volta non parte dalle imprese in cui provavo ad argomentare (prima di tutto con me stesso) come la rete potrebbe dare una spinta forte all’innovazione non solo intesa come idea imprenditoriale.

Il concetto di innovazione legato alla società civile, alle arti ed  alla creatività è sostanzialmente ignorato dalle politiche pubbliche che tendono a far coincidere l’innovazione tecnologica con quella prodotta dalle imprese trascurando idee e persone che si muovo al di fuori di quel mondo. Auto cit.

Mentre ragionavo su quest’aspetto ancora oggi di attualità mi ponevo una domanda a cui in questi anni sto provando a dare una risposta:

Si può fare innovazione tecnologica e quindi creare una ricchezza per la società senza partire dalle imprese bensì dall’anima stessa della società civile? Auto cit.

Non sarebbe opportuno ne avrei titolo per mettermi a fare lo spiegone circa il fatto che qualsiasi tessuto economico non può che reggersi e svilupparsi all’interno di un tessuto sociale e culturale solido.

Certo è che progettare cose che non costano (quasi) nulla, dà una libertà progettuale incredibile, perché queste cose hanno un unico obiettivo risolvere un problema e non due: risolvere un problema e generare profitto. Auto cit.

Oggi è da quel (quasi) che vorrei ripartire! Open Genova dispone di una libertà progettuale enorme: non si è costituita per qualche ragione non dichiarata, non risponde a nessuna dinamica di partito, non è legata ad interessi particolari, non deve dire Grazie tra i denti a nessuno, ma solo un milione di Grazie di cuore a tante brave persone.

In questa logica Open Genova risponde ad 1 solo obiettivo: risolvere 1 problema (declinato nei diversi aspetti dell’innovazione) e non a 2 obiettivi e cioè risolvere un problema e generare profitto.

Tuttavia per fare le cose con qualità e continuità è giusto e necessario che le persone con competenze messe in campo possano almeno investire il proprio tempo sicuri di non doverci rimettere il costo di uno spostamento, della telefonate, della stampa di materiale divulgativo, dell’infrastruttura del network e di tutti quei costi vivi da cui non è possibile sottrarsi.

Rispetto al 2008 quando ho scritto il mio primo post sull’argomento qualcosa è cambiato, la rete si è evoluta ed ecco che oggi è possibile fare una cosa che fino a qualche anno fa semplicemente non era possibile fare: raccogliere denaro su specifici progetti tramite lo strumento del Crowdfunding.

Con Open Genova, dopo (e non prima) aver iniziato a realizzare progetti che tutti possono vedere e di cui è sempre possibile seguire l’avanzamento abbiamo messo in piedi un semplice strumento di raccolta fondi che usa il metodo ormai consolidato di PayPal per effettuare le transazioni.

Come si legge nel Comunicato Stampa sul blog dell’associazione la scelta è ricaduta su questo strumento per questi motivi:

  1. Mantenere la libertà progettuale di cui Open Genova dispone al 100%
  2. Garantire trasparenza verso i propri associati e verso la pubblica amministrazione con cui collabora sistematicamente
  3. Offrire l’opportunità per alcune aziende che scelgo di finanziarci di legare la propria immagine aziendale a progetti innovativi per la città

OGcrowdfunding non è soltanto una raccolta fondi per noi, è anche un attestato di stima, un incoraggiamento (o meno) per andare avanti contando principalmente, ma non solo, sul supporto delle persone che in questi mesi ed in questi anni hanno lavorato con noi e manifestato il loro apprezzamento.

Ci risentiamo a dicembre per fare il punto della questione. O la va o la spacca !!!

Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della partecipazione e dell'alfabetizzazione digitale. Contribuisco ai tavoli dell'open government italiano su temi come cittadinanza digitale, partecipazione ed open data. Il contatto diretto è quello che preferisco soprattutto quando si tratta di divulgazione e formazione digitale. Faccio il tifo per una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

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