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cittadinanza digitale, collaborazione in rete, open source e tecnologia

Progettare reti virtuali su reti territoriali non visibili

Da un pò di tempo seguo un progetto il cui scopo è quello di costruire un sistema aperto, partendo da un Social Network (Reti Glocali) fortemente orientato al territorio Ligure in cui la reciprocità, l’accesso alle informazioni e la condivisione sono volte ad intercettare e valorizzare idee ed iniziative creative.

L’idea è quella di favorire la nascita di reti di relazioni tra professionisti, enti, aziende e persone di buona volontà

Detto così sembra un bellissimo proposito ed effettivamente con l’aiuto della rete internet può effettivamente avere qualche possibilità di riuscita. Il problema in questo caso come credo di molti altri progetti che vorrebbero portare un innovazione o più semplicemente un cambiamento nei luoghi della vita reale è essenzialmente uno e non trascurabile.

La rete internet, quando orientata ad un fine costruttivo (e già questo non è per niente semplice), si trova a generare reti di relazioni, idee, propositi, azioni che vanno quasi inevitabilmente a scontrarsi con reti di relazioni già esistenti sul territorio e queste reti in alcuni casi non sono visibili ad “occhio nudo”.

Nulla d’illecito sia chiaro, semplicemente questo genere di sotto-insiemi quando non emergono è perché mancano di trasparenza, ma studi di fattibilità, analisi comparative sull’esistente in questi casi non sono possibili in fase di progettazione.

Si può in alcuni casi parlare di reti di relazioni un pò “carbonare” che di fatto esistono ed hanno (spesso) già da tempo legami più o meno forti con il tessuto economico e politico locale, ma con cui è difficile interagire in quanto sistemi elitari e quindi chiusi.

Nello scenario che si apre molto lentamente e poco alla volta nel caso di un iniziativa d’innovazione sociale muoversi e progettare risulta parecchio complicato.

Mancanza di cultura dell’informazione, scarso accesso alla banda larga e grado di alfabetizzazione “lato utente” basso rendono ancora piu’ difficile agire in modo incisivo perchè non si riesce a sfruttare la caratteristica inclusiva della rete per bypassare l’ecosistema esistente.

Devo ammettere che vista da un’altra angolazione vivere l’esperienza sopra descritta può risultare istruttivo e può aiutare ad allargare i propri orizzonti. Sicuramente si chiariscono molte dinamiche relazionali territoriali altrimenti di difficile comprensione.

Tornando alla questione progettazione quando ci si accorge di tale situazione o sei un ente istituzionale che può agire e riprogettare l’iniziativa oppure alzi le braccia a custodisci l’esperienza come ho fatto io.

Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della partecipazione e dell'alfabetizzazione digitale. Contribuisco ai tavoli dell'open government italiano su temi come cittadinanza digitale, partecipazione ed open data. Il contatto diretto è quello che preferisco soprattutto quando si tratta di divulgazione e formazione digitale. Faccio il tifo per una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

2 commenti

  1. Mauro Semeria

    16th Feb 2011 - 12:32

    mi piace

  2. Perché è così difficile fare innovazione sociale sul territorio? Le nuove sfide tra cittadinanza attiva e pubblica amministrazione - Il blog personale di Enrico Alletto – tecnico, papà e cittadino in rete

    1st Dic 2013 - 23:22

    […] realtà spesso non sono visibili “ad occhio nudo” se non in specifiche occasioni (ne parlo qui) ma si collocano esattamente tra cittadini e pubblica amministrazione locale anche perché per […]

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