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Redditi online: ma è effettivamente questa la strada che un’ istituzione dovrebbe seguire per ottenere trasparenza?

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In seguito alla pubblicazione dei redditi degli italiani su internet da parte dell’Agenzia delle Entrate ed il conseguente stop del Garante sono seguite le polemiche: trasparenza o violazione della privacy?

Molti hanno pensato io non ho niente da nascondere ed in questo senso potrebbe risultare utile la lettura di un articolo apparso su Punto Informatico dal titolo L’agenzia ha sbagliato in cui si ragiona su alcune delle possibili conseguenze negative per alcune categorie di persone.

Tra i contribuenti “moralmente” più danneggiati merita una menzione il comico genovese Beppe Grillo cui non è bastato pubblicare sul suo blog (tra i più letti al mondo) un articolo di “condanna”, per certi versi anche condivisibile dal titolo La colonna infame, per riuscire a “dribblare” i Vaffa di molti dei suoi affezionati lettori.

Il Codacons ha persino avviato una procedura di richiesta risarcimento ai danni dell’Agenzia delle Entrate, ma il vero problema di questa vicenda è che una volta diffusi i redditi sono velocemente diventati ingovernabili ed a poco o a nulla è servito far sapere che rischia l’arresto chi usa questi dati.

Dopo le discussioni, le polemiche, i dibatti verrebbe da chiedersi se sia effettivamente questo il punto da cui un’ istituzione dovrebbe partire per ottenere la tanto evocata trasparenza.

Un esempio con cui potersi confrontare però esiste, viene dalla Svezia ed a darne conto è la trasmissione di approfondimento Report con un’ inchiesta del 28 ottobre 2007 dal titolo Trasparenze Svedesi.

La trasparenza della pubblica amministrazione in Svezia, infatti, è un principio sancito addirittura dalla costituzione del 1766. In quel paese sono in molti ad essere convinti che proprio la trasparenza è il vero contraltare necessario a legittimare il potere.

Per entrare negli archivi del governo svedese non occorre dare nessun documento e nemmeno dichiarare la propria identità. Una volta dentro si ha accesso ad un computer che contiene l’elenco di tutti i documenti prodotti o ricevuti da tutti i ministeri. E lo stesso vale per tutti gli uffici pubblici, a qualsiasi livello, nazionali come locali, ecc.

Sempre in Svezia, unico stato al mondo, è il contribuente a decidere spontaneamente se rendere pubblico il proprio reddito.

Personalmente ritengo che se esiste un risvolto positivo in questa vicenda questo va ricercato proprio nell’aver offerto l’opportunità di riflettere su un atteggiamento di trasparenza che la cosa pubblica dovrebbe avere in primo luogo verso i cittadini. Svezia docent. 🙂

P.s. Per completezza, segnalo anche il link al parere del Prof. Stefano Rodotà (ex Presidente dell’Autorità Garante della Privacy) che si è detto favorevole alla pubblicazione dei redditi online: Redditi sul web, è bufera

Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della partecipazione e dell'alfabetizzazione digitale. Contribuisco ai tavoli dell'open government italiano su temi come cittadinanza digitale, partecipazione ed open data. Il contatto diretto è quello che preferisco soprattutto quando si tratta di divulgazione e formazione digitale. Faccio il tifo per una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

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