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cittadinanza digitale, collaborazione in rete, open source e tecnologia

UNA RETE PER LA SOCIETA CIVILE: dalle origini di un’idea al senso di un’innovazione che per una volta non parte dalle imprese

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Nel 2003, quando mi sono avventurato in questo nuovo mondo i blog erano ancora relativamente pochi, i grandi network italiani come Repubblica.it ed il Corriere.it erano agli albori.

Quasi nessuno pensava (o riusciva ad esprimere) internet come ad uno strumento con cui conoscere, condividere, valorizzare l’animo umano o gli innumerevoli aspetti meno rappresentati della vita quotidiana.

In quel contesto vedere oltre” un utilizzo del web che non fosse quello di una vetrina per un prodotto commerciale, una testata giornalistica o un’occasione in più per incontrare l’anima gemella era quantomeno incomprensibile se non altro per la quasi totale assenza di esempi o modelli di riferimento pregressi.

Anche la difficoltà ad esprimere un diverso concetto di innovazione era all’ordine del giorno, tuttavia l’ambizioso desiderio di smuovere le coscienze, l’opinione pubblica, la politica con la forza delle idee, della buona volontà e della rete hanno resistito indenni al trascorrere del tempo.

Ma in che modo operare? E poi… perchè mai?

Queste domande sono rimaste per molto tempo con risposte quanto meno deboli o poco convincenti se paragonate alla portata del cambiamento che ci si era prefissati di raggiungere, fino a quando …

Qualche giorno fa leggo un ottimo post di Alberto Cottica ben impregnato di parole ed esperienze che spiegano quello che per anni ho espresso con difficoltà.

Il concetto di innovazione legato alla società civile, alle arti ed  alla creatività è sostanzialmente ignorato dalle politiche pubbliche che tendono a far coincidere l’innovazione tecnologica con quella prodotta dalle imprese trascurando idee e persone che si muovo al di fuori di quel mondo.

Ma si può fare innovazione tecnologica e quindi creare una ricchezza per la società senza partire dalle imprese bensi dall’anima stessa della società civile?

Certo è che progettare cose che non costano (quasi) nulla, dà una libertà progettuale incredibile, (visto e vissuto 🙂 ) perché queste cose hanno un unico obiettivo risolvere un problema e non due: risolvere un problema e generare profitto.

Su internet, che racchiude in se il concetto stesso di bene pubblico e quindi di bene sociale, ormai da anni esistono gli strumenti per realizzare cose prima d’ora inimmaginabili con la sola forza delle idee e di alcuni strumenti a disposizione di tutti come l’Open Source, le Creative Commons, il software (tempo) libero e tanta buona volontà.

Personalmente credo che il valore sociale dell’innovazione sia l’unico da cui valga la pena ripartire se non altro per provare a ricostituire sul territorio un tessuto sociale che, se ben supportato dalle istituzioni locali, potrebbe trascinare dietro di se tutta una serie di altre componenti: scuola, lavoro, impresa, economia, salute, ecc.

Vale a dire tutti i fattori di quel unico grande comun denominatore troppo spesso relegato al gradino più basso nella scala dei nostri valori: la società in cui noi tutti viviamo.

Enrico Alletto

Lavoro in una multinazionale delle telecomunicazioni. Negli anni ho progettato e coordinato diverse iniziative pro bono con associazioni e pubbliche amministrazioni municipali, comunali e regionali sui temi della partecipazione e dell'alfabetizzazione digitale. Contribuisco ai tavoli dell'open government italiano su temi come cittadinanza digitale, partecipazione ed open data. Il contatto diretto è quello che preferisco soprattutto quando si tratta di divulgazione e formazione digitale. Faccio il tifo per una pubblica amministrazione più moderna e vicina ai cittadini! Non mi piacciono i toni aspri e le conversazioni online che non rispettano l’interlocutore.

6 commenti

  1. Alberto Cottica

    14th Nov 2008 - 18:48

    Visto e vissuto? Complimenti! E grazie per la menzione.

  2. Luciana

    16th Nov 2008 - 17:47

    La teoria è affascinante, ma la situazione è complessa e alla domanda:
    si può fare innovazione tecnologica e quindi creare una ricchezza per la società senza partire dalle imprese bensi dall’anima stessa della società civile? non saprei proprio cosa rispondere. 🙁

    Comunque… in bocca al lupo !!!
    Luci

  3. Massimiliano

    17th Nov 2008 - 15:47

    Leggendo questo articolo a me sembra che le risposte “convincenti” su questo tema siano ancora lontane, qualche chiarimento in piu’ magari si, ma la strada e’ ancora lunga !!!

    Cordiali saluti e buon lavoro
    Max

  4. Enrico Alletto

    18th Nov 2008 - 19:43

    @ Massimiliano e Luciana

    Grazie per gl’interventi, mi piacerebbe però conoscere anche qualche opinione sul “merito” dell’articolo… anche negativa…

    D’altra parte un blog si cura anche per confrontarsi con gli altri e per conoscere le opinioni altrui sugli argomenti trattati. 🙂

  5. Luigi Bertuzzi

    19th Nov 2008 - 07:43

    Commento prima di leggere ” .. progettare senza fine di profitto” .. temo che troverò anche in quell’articolo lo stesso problema che percepisco qui.

    Un articolo come questo dovrebbe, secondo me, produrre un desiderio di coinvolgimento nelle cose che dice.

    Le cose che dice dovrebbero, se non sbaglio, contribuire a produrre una inversione di tendenza .. sul piano dei comportamenti individuali .. nel contesto di un mercato dell’offerta in cui (se così posso dire) l’offerta pilota la domanda.

    Gli interlocutori che questo articolo dovrebbe raggiungere, stimolandoli a modificare il proprio comportamento, sono quindi i consumatori e … visto che siamo in fondo tutti consumatori .. ogni suo lettore dovrebbe esserne stimolato.

    Il merito dell’articolo lo valuterei in termini comunicativi .. se non riesce a ottenere l’effetto desiderato (supponiamo quello che ho descritto sopra, tanto per intenderci) .. devo cercare di recuperare l’errore di comunicazione;
    qui vorrei introdurre un’analogia, prima di andare avanti ..

    Fino a circa il 1983 (+ o – l’avvento dei Personal Computer come prodotti di consumo) avevamo la possibilità di confrontarci con gli “errori di programmazione” .. che si potevano recuperare facendo un’analisi (post mortem dump) delle informazioni fornite da “un sistema di gestione delle risorse informatiche”. Si poteva così arrivare a capire se l’errore era dovuto al programmatore, oppure a “quel sistema”.

    Oggi lo stesso processo dovremmo poterlo compiere con gli “errori di comunicazione”, sostituendo a “quel sistema” .. che cosa?

    Posso dire che oggi “quel sistema” è “la rete sociale” alla quale ci rivolgiamo? Posso dire che le risorse gestite (?) da una rete di questo tipo sono le persone, portatrici ognuna di una propria cultura? Posso dire che l'”analisi degli errori di programmazione” … di allora … oggi dovrebbe essere sostituita da una “analisi degli errori di comunicazione interculturale”? Posso dire che. per capire un errore di questo tipo di sistema, dobbiamo confrontarci con la cultura dominante espressa dalle reti sociali disponibili al momento?

    Se la cultura dominante è ancora quella consumistica (lato domanda), o quella dei sistemi proprietari (lato offerta) il merito di questo articolo si riassume nella frase .. it is well received, but “they” don’t feel actioned ..
    La frase l’ho sentita 15 anni — rivolta a me — riferita a un contributo sui lavori di un gruppo di esperti (lato offerta) per la gestione di ambienti aperti ICT; il lato domanda era potenziamente rappresentato da governativi USA e da standardizzatori ICT che … si comportarono da consumatori 🙁

    Ce ne sono di errori da recuperare … prima che un buon articolo, come questo .. raggiunga il lettore e lo stimoli a darsi una mossa 😉

    Proverò a dare un seguito a questo mio sproloquio su trovamiunnome 🙂 .. dopo aver letto anche .. progettare senza fine di profitto” .. 🙂

    Spero di non aver fatto errori con l’HTML che ho usato nel commento.

  6. O la va o la spacca! Hai genovesi interessa veramente Open Genova? Sono disposti a sostenerlo economicamente? | Linea di Confine

    13th Giu 2014 - 15:21

    […] novembre del 2008 scrivevo un post dal titolo UNA RETE PER LA SOCIETA CIVILE: dalle origini di un’idea al senso di un’innovazione che per una … in cui provavo ad argomentare (prima di tutto con me stesso) come la rete potrebbe dare una spinta […]

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